VIVI LA SICILIA

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LA VALLE DEI TEMPLI

Tra mito e realta'

Eccezionale testimonianza storica della Magna Grecia, l’area archeologica di Agrigento offre uno scenario tra i più suggestivi della Sicilia.
La Valle dei Templi si estende per 1.300 ettari a sud della città antica, con costruzioni che risalgono per la maggiore parte al V secolo a.C., epoca in cui Agrigento era all’apice del suo splendore.
I Templi svettano dal promontorio e guardano il mare. Un brivido risale la schiena, immaginando lunghe tuniche bianche salire le imponenti gradinate per rivolgere le proprie preghiere agli dei, con la speranza che, da lassù, più vicini all’olimpo, le preghiere giungano prima.
 
Oggi la valle viene arricchita da diverse mostre d’artisti e scultori contemporanei, come le opere di Igor Mitoraj, un’artista polacco, tra i migliori scultori del nostro tempo.
Si tratta di sculture in totale armonia con la sacralità dei Templi come l’opera dei gemelli Ikaro e Ikaria, posti l’uno accanto all’altra, che condividono lo stesso desiderio di abbracciare in volo quell’anelito di libertà e superare i limiti della natura. Oggi si può vedere solamente la statua dell’Icaro caduto, altrettanto struggente e significativa.
Sono solo quattro invece, le colonne rimaste del Tempio di Dioscuri, dedicato a Castore e Polluce, protettori della musica, danza e poesia, nonché figli di Zeus e Leda.
La Tomba di Terone, probabilmente del periodo romano, ancora in ottimo stato di conservazione è anch’essa tra le opere più affascinanti del Parco.
Colpisce infine la grandiosità del Tempio di Giove Olimpico, progettato per essere una costruzione colossale e dove si possono ancora vedere le decorazioni con figure umane.

La Valle dei Templi accompagna chiunque voglia diventare testimone di un dialogo tra lo spazio e il tempo, passato e presente, mito e realtà.

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CASTELLO DI DONNAFUGATA

La leggenda della Regina rinchiusa nel castello

Donna fugata non è un castello incantato ma un castello che incanta la fantasia di chi lo visita.
Immaginatevi un punto elevato dal mare dal quale osservare Gela, Licata e le alture agrigentine: è dove si erge il Castello di Ronnafugata (in siciliano).
Una leggenda racconta che alla morte del Re di Sicilia, nel 1410, sua moglie Bianca Navarra divenne regina di Sicilia. Il Conte di Ragusa, invaghito della nuova regina e della possibilità di divenire Re, le chiese la mano. Ma la regina, fedele al marito, rifiutò e il Conte la rinchiuse in una stanza del Castello di Donnafugata. I fedeli della regina riuscirono poi a liberarla e a catturare il Conte. Secondo alcuni il nome Donnafugata deriverebbe proprio da questo episodio.
Nel cinema il castello è anche il set della narrazione di Giuseppe Tornatore “L’uomo e le stelle” oltre che uno dei luoghi dei racconti di Camilleri.

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RAGUSA IBLA E IL PALAZZO AREZZO DI TRIFILETTI

In siciliano lusu, ovvero “che giace sotto”.

Cosa giace sotto la bellezza struggente e severa del barocco siciliano, nelle case aggrovigliate in un intreccio di finestre e sculture, balconi e corti nascoste, tende ricamate e panni stesi?
Ibla si trova su una collina a circa 400 metri di altezza, è la parte più antica di Ragusa ed essendo in posizione sopraelevata, domina la parte moderna della città.
Non si tratta soltanto di una visita culturale. E’ come entrare nella tela di un pittore, dove il cielo limpido e carico di blu contrasta con l’ocra dei palazzi nobiliari e delle chiese in tardo Barocco siciliano. In molti sono rimasti estasiati, d’altronde sono 18 i monumenti Unesco della città di Ragusa.
A pochi metri dalla scalinata di ingresso al Duomo si trova il Palazzo Arezzo di Trifiletti.
Aperto al pubblico solo su richiesta perché dimora della famiglia Arezzo di Trifiletti, il palazzo apre le sue porte su una luminosa corte interna, con piante di limoni e arance ed un pianoforte che attende il suo pianista come il resto del palazzo attende i visitatori.
Non è una casa museo ma un palazzo abitato da due generazioni di persone che sanno accogliere con il calore tipico siciliano e che con grande abilità e orgoglio tramandano la storia della loro famiglia attraverso racconti e aneddoti curiosi.
Basta un poco di immaginazione e quelle stanze rivivono lo sfarzo di duecento anni fa, e subito viene voglia di ballare.

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L’ACROPOLI (MOLINO A VENTO) di GELA

Un luogo che ha ospitato l’umanità sin dall’età preistorica ed ha attraversato i secoli, testimone ad esempio dell’età del rame e del bronzo antico.

In posizione sopraelevata, l'Acropoli di Gela domina la pianura sottostante, e fino al 405 a.C. ospitò i principali edifici sacri della città, da dove provengono molti degli elementi presenti nel Museo di Gela. La Necropoli invece sorgeva nella parte occidentale della collina.

Dopo le distruzioni dei Cartaginesi nel 405 a.C. le mura furono ricostruite ma l’Acropoli perse il suo carattere sacro e divenne sede di diverse abitazioni. Dalle scoperte archeologiche è emerso che si trattava di un vero e proprio quartiere cittadino di quel periodo, con case e negozi.

Nel Parco delle Rimembranze, interno all’Acropoli, sono stati ritrovati anche i resti di un tempio in stile dorico, il più semplice ordine architettonico greco e poco più a ovest è stato scoperto un bellissimo tempio dorico dedicato a Athena, la dea greca della scienza.

Dove: Corso Vittorio Emanuele 1, Gela (CL)
Biglietto unico con il Museo Archeologico Regionale di Gela.
Tel: 0933 912626

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MUSEO ARCHEOLOGICO DI GELA

La realizzazione del Museo Archeologico risolse il problema del dirottamento dei reperti archeologici di Gela in altri musei dell'Isola e permise alla città e ai suoi abitanti di conservare, nell’area limitrofa all’Acropoli le testimonianze del loro passato.

Reperti unici e d'inestimabile valore, scoperti a Gela, si trovano infatti nei principali musei d’Italia ma anche in Europa e Stati Uniti; senza contare il grande numero di reperti esportati clandestinamente e che oggi fanno parte di collezioni private in tutto il mondo.

Il museo illustra, attraverso reperti ceramici e bronzei la storia di Gela antica e del territorio ad essa connesso, dall'età preistorica all'età medievale. Di recente è stata allestita l'esposizione del monetiere che conta oltre 2000 monete alle quali si somma il "Tesoro di Gela": monete greche d'argento, rinvenute nel 1956, riferite alle zecche di Gela, Agrigento, Siracusa, Zanclea, Reggio, Acanto ed Atene.

Dove: Corso Vittorio Emanuele 1, Gela (CL)
Tel: 0933 912626

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LE CERAMICHE DI CALTAGIRONE

La città di Caltagirone ha radici millenarie ed ha cresciuto generazioni di artigiani e artisti capaci di interpretare la ceramica come strumento per dare sfogo alla loro fantasia attraverso forme e colori dalla rara capacità espressiva.

Nelle cento e più botteghe si possono trovare presepi, fischietti, pavimenti e maioliche ma anche oggetti di uso comune di una bellezza senza tempo, plasmati dalle abili mani degli artigiani locali.

I decori richiamano la fastosa arte del tessuto e del ricamo siciliano, nei colori carichi e brillanti ritroviamo il luminoso paesaggio siciliano, ma vi sono anche scenari rocciosi che ospitano ad esempio la rappresentazione della Natività di Gesù.

Dal 2003 l’arte della ceramica di Caltagirone è tutelata dal marchio Decop che ne garantisce la provenienza e la fattura esclusiva degli artigiani locali. Caltagirone è una tappa irrinunciabile per conoscere l’equilibrio tra tradizione e modernità di un mestiere così antico.

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LA SICILIA DI PIRANDELLO

Il teatro, la casa e la biblioteca ad Agrigento

Luigi Pirandello, nativo di Agrigento, nelle sue opere e commedie teatrali ci racconta una Sicilia dei primi del novecento, piena di contraddizioni. E’ la più alta personalità della cultura italiana ed europea della prima metà del novecento, tanto da vincere nel 1934 il premio Nobel per la letteratura.
Lumie di Sicilia, Marsina stretta e Prima notte sono delle novelle incentrate sui caratteri della società siciliana contrapposti alla società borghese ricca di preconcetti e maschere.
A pochi chilometri da Agrigento, possiamo visitare la Casa di Luigi Pirandello: una contrada di campagna, chiamata “caos”, a picco sul mare e immersa in un parco di querce e ulivi. La Regione Sicilia ha restaurato la casa ricca di quadri e locandine teatrali e la strada che porta al pino dove si trova l’urna dello scrittore.
All’autore sono stati dedicati anche un Teatro, il terzo in ordine di grandezza in Sicilia, e una Biblioteca museo, ricca di testimonianze storiche dove riscoprire e rivivere momenti storici di una Sicilia d’altri tempi.

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MUSEO DELLA CIVITA’ CONTADINA “A. Marsiano” DI NISCEMI

La Sicilia si sa, nasconde sempre dei tesori poco conosciuti.
Visitare il Museo della Civiltà Contadina è l’occasione per immaginare e comprendere la vita quotidiana del secolo scorso. Il legame tra gli attrezzi da barbiere e quelli da cucito, tra le valige degli emigranti e i piatti rattoppati col filo.
La memoria lentamente riaffiora, come nel caso dei giochi per i bambini a tutti cui abbiamo giocato ma che non ricordavamo più.
Sotto alla ruggine e alla polvere di questi oggetti ritroviamo il nostro passato e le nostre radici, la semplicità delle passate generazioni ed i valori che, è dura ammetterlo, non sono più gli stessi.

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I TERRITORI DELL’OLIO

La tradizione olearia siciliana

Ci troviamo al centro di un territorio che si dedica molto all’olivicoltura, dove le aziende agricole esprimono la loro passione raccogliendosi intorno all’Ulivo, raccontando ciò che di prezioso questa pianta riesce a donare e tramandando gli antichi principi di lavorazione alle nuove generazioni.
La coltivazione dell'olivo è da sempre una costante nella storia agricola siciliana con radici antichissime, anche da un punto di vista spirituale. Basti pensare che per la religione cristiana, l'olivo è un simbolo di pace, festa e prosperità; viene spesso rappresentato nell’arte siciliana come ad esempio nei mosaici di Piazza Armerina (EN) oppure al Museo dell'olio di Chiaramonte Gulfi (RG).

Ecco dunque i frantoi a noi limitrofi per una giornata dedicata alle degustazioni
La Uliva - 
Riesi (CL) www.lauliva.it
Frantoio Polizzi - Caltanissetta (CL) www.frantoiopolizzi.it 

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PRESIDI SLOW FOOD

Tradizioni della Sicilia meridionale

La Fondazione SlowFood opera in tutto il mondo per salvaguardare le tradizioni alimentari locali, per tutelare la biodiversità domestica e valorizzare le piccole produzioni di qualità. In Sicilia i presidi sono davvero molti, ecco i più vicini alla costa meridionale:

Capra girgentana
Il suo nome deriva da Girgenti (Agrigento) e si riconosce per le lunghissime corna a spirale che possono raggiungere anche i 70 cm.
Nei primi del ‘900 gli allevatori, con le capre al seguito, passavano di casa in casa vendendo e mungendo il latte porta a porta. Oggi continuano ad allevarle al pascolo e il loro latte è rinomato per l’alta qualità e l’ottimo equilibrio tra grasso e proteine.
Tuttavia la girgentana è tra le razze in via di estinzione, anche a causa della scarsa remunerabilità degli allevamenti. Il Presidio SlowFood promuove la produzione di formaggi fatti interamente con latte di capra girgentana, con la speranza di restituire dignità economica agli allevatori e salvaguardare gli ultimi allevamenti rimasti.

Alaccia Salata di Lampedusa
L’alaccia fa parte della famiglia delle aringhe e viene consumata fresca, oppure salata e conservata sottolio; nella storia ha rappresentato il principale sostentamento dei lampedusani nelle lunghe battute di pesca.
Le alacce si pescano oggi come un tempo, con il “cianciolo” (una rete che non danneggia i fondali) e la lampara: Nelle notti buie e di mare calmo la luce della lampara attrae il plancton e i pesci che lo cercano per cibarsene, questi vengono poi accerchiati con la rete e issati a bordo e infine selezionati e messi in cassette con il ghiaccio. Una volta tornati al porto le alacce vengono pulite e messe sotto sale.
Negli ultimi trent’anni il numero di barche lampedusane usate per questo tipo di pesca si è via via ridotto. Oggi solo due famiglie di pescatori dell’isola hanno conservato il metodo tradizionale, che però non è in grado di garantire loro un reddito adeguato.

Il Presidio SlowFood vuole valorizzare la tradizione della piccola pesca aiutando i pescatori a costruire un laboratorio che consenta loro di trasformare il pescato (metterlo cioè sottosale e poi sott’olio) e rivenderlo per integrare lo scarso reddito della pesca.
 
[Fonte: www.fondazioneslowfood.it]

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CENE STELLATE

Eccellenze culinarie in Sicilia

A pochi chilometri da Marina di Butera, troviamo due tra i ristoranti premiati dalle guide più rinomate d’Italia, Il Gambero Rosso e la Guida Michelin. Un piccolo viaggio attraverso eccellenze culinarie e segreti golosi della cucina sicula.

Il ristorante La Madia a Licata (Agrigento) dello chef Pino Cuttaia è l'unico locale siciliano ad avere ottenuto le «Tre forchette», il maggiore riconoscimento assegnato dalla guida Il Gambero Rosso. E’ stato anche segnalato come una delle migliori cucine d'Italia, conquistando lo stesso punteggio della celebre Osteria Francescana di Modena e del ristorante Vissani. “Il mio ingrediente segreto è la memoria” è il motto di Cuttaia “Ogni mio piatto contiene sempre almeno un pizzico di ricordi e prova a raccontare una storia. Utilizzo tecniche che citano giochi d’infanzia, episodi di vita quotidiana di una Sicilia ormai lontana nel tempo”
[Fonte. Il Gambero Rosso] 
www.ristorantelamadia.it
 
A Caltagirone, il Ristorante Coria, in pieno centro storico, è tra i dieci ristoranti siciliani premiati dalla guida gastronomica Michelin 2014. Il ristorante è dedicato al colonnello Giuseppe Coria, autore del volume sulla gastronomia siciliana “Profumi di Sicilia”.
“Ci ispiriamo a ciò che si fa in casa” spiegano i due Chef Domenico Colonnetta e Francesco Patti, “perché vogliamo trasmettere a chi frequenta il nostro locale gli stessi sapori e profumi di una volta. Lavoriamo molto con i prodotti di stagione, attraverso una costante ricerca delle materie prime, dal pesce, alle verdure, agli ortaggi, a quant'altro ci offre la nostra terra”
[Fonte. La Sicilia]
www.ristorantecoria.it

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COOKING LESSON A NISCEMI

Dall’orto alla tavola con Virginia

A Lezione di cucina con una Chef davvero capace, che ha fatto sua l’arte di accogliere e incantare. La magia si compie tra i fornelli, attraverso i profumi, come quello del pane fatto in casa, i sapori, ad esempio della scaccia alle olive (una sorta di focaccia) o delle melanzane sapientemente condite, e attraverso i colori allegri delle verdure. Si, perché i prodotti sono quelli di stagione, presi nell’orto poco prima della lezione. Una cucina mediterranea da condividere e gustare in un ambiente caldo e accogliente, come un pranzo in compagnia degli amici di sempre.

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Il cannolo siciliano. Un pezzo di storia della Sicilia

Una cialda croccante e un cuore di ricotta fresca fresca che si scioglie in bocca. Chi mette piede in Sicilia non può certo perdere l’appuntamento con l’assaggio del cannolo, il dolce tipico più famoso, e più goloso, dell’isola.
I cannoli siciliani, quelli preparati come vuole la tradizione, sono 15-20 centimetri di estasi dolciaria e li si può vedere come un riassunto della regione: la cialda ricorda la terra arsa dal sole; il ripieno custodisce tutti i profumi dell’isola.

L’origine del cannolo
Il cannolo ha origini antiche, talmente antiche che spesso la sua storia diventa leggenda e si perde nella notte dei tempi. Quel che è certo è che all’inizio il dolce veniva preparato in occasione del carnevale, ma presto ci si accorse che era un vero peccato poter godere di questa leccornia una sola volta all’anno.
Sembra che il cannolo sia nato a Caltanissetta, su ispirazione di un’antica ricetta romana reinterpretata dagli arabi che un tempo occupavano la città con i loro harem. Leggenda vuole che furono proprio le belle spose dell’emiro a inventare il dolce.

Com’è fatto il vero cannolo siciliano
Descrivere il cannolo senza averne uno lì, pronto da assaggiare, è una vera crudeltà. Il dolce è composto da una cialda croccante a forma di tubo che contiene una golosissima ricotta di pecora, alla quale si aggiungono vari ingredienti, dal pistacchio di Bronte alle gocce di cioccolato.
A Palermo il dolce ha le estremità impreziosite da due ciliegie candite e il dorso è guarnito da una fettina di buccia d’arancia. Nella parte orientale dell’isola, invece, è spolverato con una granella di nocciole o di pistacchi. Bisogna anche fare una distinzione tra il cannolo raffinato di città, con la ricotta più fine e spumosa, e quello più “verace” di campagna, ripieno di una ricotta densa, molto meno lavorata.
Qual è il migliore? È questione di gusti e, per scoprirlo, è doveroso assaggiarli tutti.

Dove mangiare il cannolo in Sicilia?
Ovunque. Ma se si vuole andare a colpo sicuro bisogna recarsi nel piccolo borgo di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, dove si svolge la sagra del cannolo. E già che si è in zona, si può visitare la storica pasticceria Oscar, a Palermo. Sull’isola di Lipari, invece, c’è una pasticceria altrettanto deliziosa – la pasticceria d’Ambra – dove si gustano ottimi cannoli.
A ogni boccone sarà come assaporare un pezzetto di Sicilia.

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La Pescheria: alla scoperta del mercato del pesce di Catania

Uno dei tesori culturali della Sicilia è costituito dai suoi storici mercati. Tra i più famosi dell’isola, oltre alla Vucciria di Palermo, c’è la Pescheria di Catania che, come si capisce dal nome, è il mercato del pesce cittadino ma, in realtà, è molto di più: è uno spaccato della vita quotidiana di Catania. Andiamo alla sua scoperta!

Un mercato o un suk?
La particolarità dei mercati siciliani – e la Pescheria di Catania non fa eccezione – è la loro somiglianza ai suk arabi. E la dominazione islamica, che ha lasciato il segno nella cultura siciliana, fa pensare che non si tratti solo di una suggestione.
Una visita al mercato del pesce è un’esperienza nuova per i sensi. Il profumo del pescato di giornata si espande nell’aria, così come la vuciata, il “coro” di grida dei venditori che richiamano l’attenzione degli avventori sul proprio banco. Così questo vivace mercato può essere considerato un teatro folkloristico all’aperto, in cui si assiste e si partecipa allo spettacolo dell’autenticità e della tipicità. Imperdibile!

Come arrivare alla Pescheria
Per arrivare alla Pescheria – o ’a Piscaria, come la chiamano i siciliani – basta dirigersi verso l’angolo sud-ovest di piazza del Duomo, la piazza principale di Catania. Qui sorge l’ottocentesca fontana dell’Amenano, dedicata al fiume che scorre sotto la città etnea.
Raggiungendola, le voci dei venditori faranno da richiamo e sarà facile individuare il mercato alle sue spalle. I banchi si estendono su piazza Alonzo di Benedetto e piazza Pardo e nelle vie circostanti, spingendosi fino alla Porta di Carlo V. Il mercato si tiene dal lunedì al sabato fino all’ora di pranzo.
Chi ama andare alla scoperta dei mercati cittadini, a Catania può visitare anche la Fera ’o Luni che si tiene ogni giorno, tranne la domenica, in piazza Carlo Alberto.
 

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LE STRADE DEL VINO

La vite e il profumo del mare

La natura ha concesso alla Sicilia, e particolarmente a questa zona mediterranea (definita la "fascia del sole" per via le scarse precipitazioni annuali), le condizioni climatiche ottimali per donare caratteristiche esclusive ai prodotti della terra e del vino in particolare.
La zona di produzione del vino a Denominazione di Origine Controllata «Vittoria» include infatti i territori di tre province limitrofe: Ragusa, Caltanissetta e Catania.
Nella nostra provincia di Caltanissetta la zona di produzione vinicola comprende parte dei territori di Niscemi, Gela, Riesi, Butera e Mazzarino: centro di ineguagliabili bellezze barocche come Modica (famosa per la tradizione cioccolatiera azteca), Scicli e Caltagirone.
Il territorio “Vittoria” deve il nome alla cittadina fondata da Vittoria Colonna Rodríguez che regalò ai coloni alcuni terreni a condizione che li coltivassero a vino. Oggi vanta l’ambito riconoscimento D.O.C.G. “Cerasuolo di Vittoria” frutto del matrimonio tra il Nero d’Avola e il Frappato.
Anche la vicina Agrigento, nota in tutto il mondo per la Valle dei Templi, è anch’essa una zona di eccellenti produzioni viticole. Il “Nero d’Avola”, principe dei vitigni siciliani, in questo lembo di terra affacciato sul mar Mediterraneo, ha trovato un habitat ideale.

Ecco dunque le cantine a noi limitrofe per una giornata dedicata alle degustazioni:
Baglio del Cristo di Campobello, Campobello di Licata -  www.cristodicampobello.it
Aziende Agricole Quignones, Licata - www.quignones.it
Tenuta Barone La Lumìa, Licata - www.baronelalumia.it
Feudo Principi di Butera, Butera - www.feudobutera.it
Azienda Agricola G. Milazzo, Campobello di Licata www.milazzovini.com

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LA NATURA 'ESPLOSIVA' DELL'ETNA

L’Etna è il vulcano più attivo d’Italia e di buona parte del mondo. Sorge sulla costa orientale della Sicilia, dove viene chiamato anche Mungibeddu o ’a Muntagna, ed è alto circa 3.400 metri con un considerevole diametro di 40 chilometri. Nel corso dei secoli, a parlare della magnificenza dell’Etna si sono susseguiti tantissimi personaggi famosi: da Pindaro a Omero fino a Goethe, Guy De Maupassant e De Amicis, oltre a scienziati, scrittori, filosofi e imperatori. E, a proposito di imperatori, la storia narra che, nel 125 d.C., Adriano arrivò fino alla vetta del vulcano, da dove ammirò l’alba. La più bella della sua vita, tanto che Adriano, ricordando quell’episodio, disse: “Fu uno dei momenti supremi della mia vita”.

La stessa esperienza dell’imperatore la possono rivivere oggi tutti i viaggiatori, arrivando in cima e lasciandosi abbracciare da una vista a dir poco commovente. L’Etna, infatti, offre panorami mozzafiato ma anche la natura che lo riveste non è da meno. La superficie del vulcano è quanto di più vario ci sia: si passa da una flora ricchissima, con fitti boschi, alla più totale desolazione a mano a mano che ci sia appropinqua sulla cima, con paesaggi lunari dati dal colore scuro della roccia magmatica. Oltre i mille metri, a partire dall’inverno e spesso fino all’estate, il vulcano è ammantato da uno spesso strato di neve che rende il suo aspetto ancora più affascinante.

Sull’Etna è possibile visitare l’Osservatorio astronomico di Serra la Nave, situato a 1.725 metri s.l.m. Qui si può prenotare una visita a uno dei telescopi e osservare il sole, durante il giorno, e gli altri astri a partire dal tramonto. Un’altra particolarità dell’Etna sono senza dubbio le sue grotte sotterranee, le più profonde ed estese d’Italia e tra le più famose del mondo. In alcune di queste cavità naturali sono addirittura state scoperte tracce di insediamenti urbani risalenti alla Preistoria. L’Etna è davvero un vulcano tutto da scoprire.

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TUTTI I COLORI DELLE ISOLE EOLIE

Nel mar Tirreno, al largo della costa nordorientale della Sicilia, fanno capolino le isole Eolie. Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Panarea, Alicudi e Filicudi sono figlie di vulcani sottomarini, emerse circa 700.000 anni fa. Sono isole sorelle, sì, ma sono tutte sorprendentemente diverse, nei colori e nei paesaggi.
 
Un tour delle isole Eolie è un viaggio attraverso luoghi primordiali: si parte dalle affascinanti grotte custodite negli abissi del mare e si sale su, sempre più su, fino a scalare le vette dei vulcani.
 
Lipari, l’isola bianca e nera
Lipari brilla grazie al nero dell’ossidiana che incontra il bianco della pietra pomice. È la più grande isola dell’arcipelago ed è percorsa da un dedalo di stradine che si arrampicano sui monti e regalano indimenticabili scorci sul mare. La costa è ricamata come un merletto da cave, calette, spiagge e faraglioni.
 
Salina, la perla verde
Salina non è semplicemente verde, è la più verde delle Eolie. Le cime dei crateri spenti sono ammantate dai boschi e l’intero territorio è ricoperto da viti, ulivi, capperi, alberi da frutto e orti. La vera chicca dell’isola è la spiaggia di Pollara, un anfiteatro naturale circondato da altissime pareti rocciose che si tuffano a strapiombo nel mare. Il tramonto, da qui, è uno spettacolo che mozza il fiato.
 
Vulcano, l’isola nera
Sull’isola svettano ben quattro vulcani che regalano alle coste delle distese di sabbia nera come la pece. Proprio a causa di questi quattro temibili padroni di casa, Vulcano rimase disabitata per tanti secoli. Per rimanere a bocca aperta basta intraprendere un’escursione guidata sulle loro cime e godere di un paesaggio aspro e selvaggio, quasi primordiale. Da non perdere per nessuna ragione al mondo sono i fanghi che sgorgano dal sottosuolo e che rendono la pelle liscia come la seta.
 
Tutti i lustri di Panarea
È la più piccola e la più mondana delle isole dell’arcipelago e, per alcuni, anche la più bella. La piazzetta e le vie brulicano di caffè e di raffinate boutique e il molo è punteggiato di lussuosi yacht. I veri lustri di Panarea sono, però, le tracce di una storia millenaria. Nei pressi di Punta Milazzese si possono infatti ammirare le suggestive capanne in pietra di un villaggio preistorico.
 
Stromboli, l’isola incandescente
Stromboli è un cono nero di giorno e rosso incandescente di sera. L’isola è dominata da un vulcano ancora in attività e dal mare, di notte, si può ammirare l’impressionante “sciara del fuoco”: i lapilli di lava escono dal cratere, scendono fino al mare e lasciano tutti gli spettatori a bocca aperta.
 
Filicudi e Alicudi, due gioielli verdi
Filicudi e Alicudi sono le isole più distanti dalla costa e le più incontaminate. Filicudi è ricoperta da una rigogliosa vegetazione mediterranea e vanta un suggestivo villaggio preistorico risalente all’Età del Bronzo. Alicudi è un’isoletta circolare tutta ricoperta di erica. Scoprirla è come tornare indietro nel tempo: per metà è disabitata e l’unico mezzo di trasporto sono gli asinelli che si arrampicano nei viottoli sterrati.
 
Questa è solo una piccola anticipazione dei colori e della bellezza che le isole Eolie regalano ai viaggiatori. Scoprirle una dopo l’altra sarà un’esperienza indimenticabile.  
 

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Savoca e Forza d’Agro'. I luoghi del Padrino

Siamo nel 1971, anno in cui il regista americano Francis Ford Coppola girò uno dei suoi film più celebri: Il Padrino (The Godfather). Le scene ambientate a Corleone furono riprese in alcuni paesi della Sicilia, tra cui Savoca e Forza d’Agrò, borghi collinari della provincia di Messina. Come non ricordare, per esempio, il famoso “Bar Vitelli”, la cui scritta venne realizzata sul portone d’ingresso di Palazzo Trimachi, oggi tra le più famose attrazioni di Savoca? Una sosta qui per assaggiare un’ottima granita al limone e ammirare le foto del film appese sulle pareti è d’obbligo.


Tuttavia, il territorio savocese merita di essere scoperto per tanti altri motivi, non solo per esser stato cornice del Padrino. Ad esempio, vale la pena far tappa qui per ammirare i tesori che custodisce al suo interno, come la sinagoga medievale che venne trasformata in dimora nel 1470. Da visitare anche il Museo, per un assaggio di storia e tradizioni locali, e la chiesa di San Nicola di Bari, location di uno dei momenti più celebri del suo film: il matrimonio tra Apollonia e Michael Corleone.

Sempre di origine medievale anche il paesino di Forza d’Agrò, con un suggestivo belvedere che abbraccia la costa e da cui si possono ammirare Messina, Siracusa, Taormina, i Giardini Naxos e l’Etna. Di grande valore l’antico maniero, che sorge nel cuore cittadino e conserva la guardiola e le mura fortificate, la Cattedrale della Santissima Annunziata, la chiesa della Triade, con un arco spettacolare, e il convento degli agostiniani. Qui, in particolare, sarà possibile visitare le catacombe, dove sono custodite le mummie di alcuni nobili personaggi che trascorsero la loro vita a Forza d’Agrò.

Uscendo dal centro, si incontrano vecchi casali e le Rocche a Scala, antichi rifugi plasmati dalla natura. A Savoca e Forza d’Agrò il viaggiatore si sentirà proiettato, letteralmente, in un’altra dimensione.



 

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Castel Mola, il borgo che saluta Taormina dall’alto

Accogliente, charmant e caratteristico: Castel Mola è un borgo gioiello affacciato sulle coste ioniche della Sicilia. Vicino, vicinissimo alla famosa Taormina, che saluta dall’alto arroccato a un piedistallo collinare, questo piccolo tesoro ha saputo preservare, secolo dopo secolo, tutto il fascino del Medioevo.
Le pennellate colorate di bouganville, il verde dei fichi d’india, le nuance calde della pietra che riveste abitazioni ed edifici sacri, l’azzurro del mare con le scogliere a picco e una vista mozzafiato sul vulcano Etna e sul golfo di Taormina trasformano ogni angolo di questo borgo in un quadro vivente. Sono alcuni dei motivi, questi, per cui è stato dichiarato uno dei borghi più belli d’Italia.
Il viaggiatore scoprirà tutte le meraviglie di questo paese passeggiando tra le sue storiche stradine. Castel Mola offre scorci caratteristici a ogni passo: incantevoli le abitazioni a tinte pastello, dal giallino al rosa, con porte e finestre incorniciate con la pietra di Taormina e i famosi “coppi alla siciliana” sui tetti. Bellissima la piazza centrale, con pavimento a mosaico in pietra lavica: qui sorge l’Auditorium Comunale, un tempo chiesa di Sant’Antonio; bella pure Piazza Duomo, con la Chiesa madre, frutto di vari rimaneggiamenti e crogiuolo di vari stili che spaziano dal romanico al barocco.
Dopo aver visitato le piazze, dopo aver scattato qualche foto alle mura normanne dell’antico castello del IX secolo (che dà il nome al borgo) e dopo aver dato uno sguardo ai prodotti offerti dalle piccole botteghe e dai negozietti situati in via De Gasperi, vale la pena far sosta al Caffè San Giorgio, fondato dai monaci nel Settecento e trasformato oggi in locanda. Da provare, qui, il celebre vino alla mandorla con essenza di arance. E a proposito di cose buone – oltre che di cose belle – sono assolutamente da assaggiare le mandorle “agghiazzate”, ricoperte con zucchero e cacao in polvere, i fichi d’india e la mostarda di fichi e arance. Coccole per il palato.

Romantico e affascinante: Castel Mola è uno di quei luoghi di cui l’Italia non può che andare fiera.






 

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Una passeggiata nel centro storico di Catania: cosa vedere

A voler fare una lista esaustiva delle cose da vedere a Catania si potrebbe far torto alla grandezza artistico-culturale di questa città, perché si rischia di escludere luoghi che pur meritano l’attenzione del viaggiatore. Per questo vogliamo più che altro tracciare un percorso che tocca alcuni punti di riferimento del centro storico della città, partendo dal suo cuore: piazza del Duomo.

Piazza del Duomo, il cuore di Catania
È senza ombra di dubbio una delle più belle piazze italiane. Al centro si erge la fontana dell’Elefante, il simbolo della città, opera settecentesca dell’architetto Giovan Battista Vaccarini. L’elefante di pietra lavica, sormontato da un obelisco decorato in stile egizio, risale all’epoca romana. Intorno a questa statua ruotano curiose leggende legate a Eliodoro, un nobile della città vissuto nell’VIII secolo d.C. accusato di essere “negromante e fabbro di idoli” e, proprio per questo, condannato a morte dal vescovo Leone II il Taumaturgo. Il termine Liotru, con cui i catanesi fanno riferimento alla fontana, sarebbe proprio una storpiatura del nome Eliodoro che, secondo le dicerie popolari del tempo, si spostava in volo a cavallo dell’elefante!
La proboscide del pachiderma indica la spettacolare Cattedrale di Sant’Agata, costruita nel 1.094, durante la dominazione normanna, sull’impianto romano delle Terme Achilliane (II secolo d.C.). Nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerosi rifacimenti ma ha conservato traccia di ogni fase della sua storia. La sua maestosa facciata barocca, progettata anch’essa da Vaccarini, colpisce subito l’attenzione dei visitatori. Anche l’interno a tre navate è ammirevole, qui si trova la tomba del grande compositore catanese Vincenzo Bellini.
Dopo la visita della cattedrale, da piazza del Duomo si può imboccare la famosa via Etnea.

Via Etnea, la principale arteria della vita mondana catanese
Elegante e piena di vita, via Etnea è la strada più celebre di Catania. I viaggiatori restano sempre affascinati da questo viale – in parte riservato ai soli pedoni – lungo cui sorgono palazzi storici e meravigliose chiese, ma anche negozi e locali di ogni sorta.
La pavimentazione in pietra lavica fa risaltare ancor più la bellezza degli edifici barocchi. Dopo un giro di shopping, chi volesse prendersi una pausa dalla vivacità di via Etnea può rifugiarsi a Villa Bellini per una piacevole passeggiata in questo curato giardino cittadino; gli amanti della natura avranno piacere di visitare anche il vicino Orto Botanico, fondato nel 1858 dal monaco benedettino Francesco Tornabene (da ottobre a marzo, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00; sabato fino alle 13:00. Da aprile a settembre, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 19:00; sabato fino alle 13:00).
Passando dai tesori naturali a quelli archeologici, sempre su via Etnea si incontra l’Anfiteatro romano del II secolo d.C., in piazza Stesicoro. Ma il protagonista della Catania antica, si sa, è il Teatro romano.

Il Teatro romano, il tesoro della Catania antica
Al Teatro romano di Catania si arriva prendendo via Vittorio Emanuele II da piazza del Duomo. Cinque minuti a piedi e il visitatore sarà di fronte all’ingresso. La struttura, che pare sia stata costruita su un preesistente teatro greco, poteva accogliere ben 7.000 persone. Oggi sono visibili la cavea con le gradinate per gli spettatori, l’orchestra e la scena.
Il teatro è aperto tutti i giorni, dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 17:00; la domenica dalle 9:00 alle 13:00. Il biglietto intero costa 6,00 €, quello ridotto 3,00 €. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito e la chiusura è alle 17:00.
La nostra passeggiata nel centro storico di Catania termina qui… ma non finiscono qui le meraviglie con cui la città etnea conquista i viaggiatori.

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Sicilia, il bello del mondo

Parole che descrivono perfettamente la più grande isola del mediterraneo, una regione letteralmente baciata dal sole. La Sicilia è terra di grandi conquiste, abitata e vissuta nel corso dei secoli dalle più grandi civiltà della storia; dai greci ai romani, dagli spagnoli ai Borboni, un mix di culture che ritroviamo ancora oggi nelle tradizioni popolari e nei tanti monumenti e centri di interesse di questa affascinante isola.

Chi ha la fortuna di esplorare la Costa Agrigentina scoprirà una Sicilia costellata da una moltitudine di calette nascoste e spiagge di sabbia finissima modellata dal vento, che si alternano a isolotti, castelli e borghi di pescatori. Siamo al centro di una delle zone meno frequentate dal turismo di massa della regione, un’area che conserva ancora intatta la sua autenticità. Sul promontorio che guarda il mare svetta la Valle dei Templi, eccezionale testimonianza storica della Magna Grecia che offre uno scenario tra i più suggestivi della regione.

Ma la natura ha concesso molto di più alla Sicilia offrendo le condizioni climatiche ottimali per donare caratteristiche esclusive ai prodotti della terra e del vino, un viaggio enogastronomico dunque, attraverso tradizioni alimentari e antichi princìpi di lavorazione alla scoperta dei sapori autentici di una volta.

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Taormina, una terra per l'anima

Cuore pulsante del turismo siciliano, luogo ricco di bellezze marine, monumenti storici e scorci da cartolina: è Taormina, terra che ha incantato storici, letterati, artisti e che ogni anno continua a far innamorare i viaggiatori di tutto il mondo. Una terra per gli occhi, una terra per l’anima.
 
Perdersi nelle viuzze del pittoresco centro storico cittadino è una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita. In meno di 4 ore di passeggiata lenta, con soste doverose nei chioschetti tipici, nei bar e nei negozi, il centro di Taormina si svela sinuoso e seducente. Ventaglio alla mano nei mesi estivi, il viaggiatore catturerà la bellezza della città attraverso il Corso Umberto I, con tutti i principali monumenti storici. Rinfrancherà la vista non appena messo piede in Piazza XI Aprile, con la romantica balconata da cui si possono abbracciare con lo sguardo l’Etna, la baia di Naxos e i ruderi del teatro greco, la più celebre attrazione di Taormina. I bar, i pittori presi a immortalare la magnificenza del paesaggio, il chiacchiericcio di sottofondo che si mescola al rumore delle onde: Piazza XI Aprile è un po’ come un elegante salotto a cielo aperto. Proseguendo oltre, il viaggiatore farà un tuffo indietro nel tempo quando il suo sguardo si poserà, curioso ed estasiato, sullo spettacolo del Teatro Greco, un luogo ricco di storia e palcoscenico di numerose manifestazioni  – tra le più celebri, Taormina Arte e Taormina Film Fest – durante il periodo estivo. Il teatro, secondo gli studi di alcuni archeologi, sembrerebbe risalire al III secolo a.C., anche se di fatto il suo aspetto non è ellenico, bensì tipicamente romano. Le sue dimensioni sono notevoli, tanto da arrivare ad accogliere ben 10.000 spettatori. Un altro teatro di origine romana che vale una visita è il piccolo Odeon, così come meritano anche il Castello saraceno, la Cattedrale di San Nicola e Palazzo Corvaia. Cosa aggiungere? Di sera Taormina cambia volto e diventa ancor più romantica: le luci dei lampioni ghermiscono ogni cosa e riscaldano i cuori di chi, già dalle prime luci del mattino, s’era innamorato di questa città.

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Le pendici dell’Etna. Paradiso per gli sportivi

Pensate che l’Etna sia solo panorami e scorci da cartolina? Vi sbagliate. Questo vulcano offre anche possibilità di svago, 365 giorni l’anno, per gli appassionati di sport. All’interno del parco dell’Etna, per gli amanti del trekking, sono presenti numerosi sentieri, da scegliere in base al tipo di difficoltà. Ci sono sentieri perfetti per chi vuole fare una semplice passeggiata e altri più impegnativi.
Per esempio, il sentiero più semplice è quello del, Germoplasma: un vero e proprio percorso sensoriale alla scoperta del patrimonio genetico vegetale etneo, che richiede un impegno di una sola ora di passeggiata. Quello più complesso, invece, è il Sentiero Italia, che parte dai 1.685 metri s.l.m e richiede ben 3 giorni di tempo. Nel mezzo ci sono sentieri di due, quattro, cinque e sette ore. La maggior parte dei sentieri parte da Nicolosi, come il Sentiero La Cava, il Sentiero della Regina o la Grotta delle Palombe.

I punti di interesse che si snodano lungo tutta la superficie dell’Etna sono tantissimi: la Montagnola, i Monti Silvestri, i Crateri Sommitali, le grotte di scorrimento lavico, la Valle del Bove, l’ex monastero dei benedettini di San Nicolò La Rena, al cui interno è situata un’area museale vulcanologica.
L’ascesa alla vetta è sicuramente il percorso prediletto: lo si può compiere interamente a piedi oppure utilizzando la funivia, i fuoristrada, la mountain bike, il cavallo e, in inverno, gli sci.
Chi non volesse avventurarsi da solo, può avvalersi del supporto di guide alpine. Gli appassionati di sci, durante il periodo invernale, potranno divertirsi a scendere lungo le piste dei comprensori di Nicolosi, situato a sud tra i 1.910 e i 2.700 metri, e di Piani di Provenzana-Linguaglossa, a nord tra i 1.800 e i 2.317 metri. A prescindere dalla presenza o meno di neve, l’Etna affascina ogni visitatore armato di curiosità e voglia di divertirsi.

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VIVERE UN'AVVENTURA ALLE GOLE DELL'ALCANTARA

La Sicilia offre ai viaggiatori innumerevoli occasioni di relax, ma ne offre molte altre per divertirsi a contatto con la natura. Perché oltre alle celebri e decantate spiagge, l’isola vanta luoghi naturalistici straordinari, come le Gole dell’Alcantara.
 
Dove si trovano e come arrivare? Sono a circa mezz’ora d’auto da Taormina, e da qui ci si arriva percorrendo la strada statale SS 185 di Sella Mandrazzi in direzione Francavilla di Sicilia.
 
Avventuriamoci alla loro scoperta!
 
Le Gole dell’Alcantara, storia di un canyon siciliano
Dietro le Gole dell’Alcantara c’è una storia geologica in cui si sono incontrate pietra lavica e acqua, incontro che ha dato vita a un paesaggio particolarissimo.
 
Tutto ha avuto inizio migliaia di anni fa quando diverse eruzioni vulcaniche hanno creato colate laviche che sono giunte fino al mare e hanno formato Capo Schisò (dove oggi si trova Giardini-Naxos).
 
Ma il fiume Alcantara è riuscito a farsi strada nel basalto e, nel territorio di Motta Camastra, ha plasmato un canyon con pareti dalle forme suggestive che raggiungono fino a 30 metri d’altezza.
 
Questo luogo imperdibile si può visitare in tanti modi, alcuni davvero originali.
 
Trekking fluviale e body rafting alle Gole dell’Alcantara
Una volta raggiunte le Gole dell’Alcantara si può procedere alla loro visita in autonomia accedendo dall’ingresso comunale oppure, se si desidera essere guidati, da quello del Parco Botanico e Geologico.
Scegliendo questa seconda opzione è possibile prendere parte a diversi percorsi e attività, tra cui il trekking fluviale e il body rafting.
 
Si tratta di due divertenti attività, adatte sia ai grandi che ai piccoli, che permettono di scoprire le gole percorrendo il fiume assieme a guide esperte, muniti di speciali salopette in dotazione o, nel caso del body rafting, di muta, giubbotto salvagente e caschetto protettivo.
 
Si tratta di due modi per fare una vera “immersione” nel paesaggio e vivere da vicino quest’antica storia che vede protagoniste la pietra lavica e le acque del fiume.
 
Terminata la visita si può raggiungere la spiaggetta delle gole, un piacevole luogo in cui fermarsi per una sosta rilassante e per ripensare all’avventura appena vissuta in questa Sicilia dalle mille sorprese!